L’arsenale del populismo

Palazzo Chigi, riunione del Consiglio dei ministri

Le fake news sono vecchie quanto le società umane. Il male, per l’occasione sotto le mentite spoglie di un serpente, nel tentare Adamo ed Eva spingendoli ad una decisione a prima vista innocua ma che alla lunga si rivelò controproducente, non fece ricorso ad altro se non ad una fake news; tra l’altro neanche troppo sofisticata, ma che – complice l’ingenuità incolpevole dei primi esseri umani, che in due non avevano l’esperienza di un bambino – ebbe, almeno per quel che ne sappiamo, un successo epocale.
Questo perchè, anche quando rozze, le falsità sono armi molto potenti.

Proprio perchè armi tuttavia, la loro pericolosità è relativa: direttamente proporzionale alla malvagità di chi ne fa uso. Un fucile automatico sarà tanto più pericoloso quanto più addestrato ad usarlo e motivato ad uccidere sarà colui che lo imbraccia: colpire una massa disarmata durante un concerto in un luogo chiuso è più facile che dare l’assalto ad una caserma ben difesa. Un esplosivo provocherà tanti più danni quanto maggiori saranno perizia e cattiveria del bombarolo, che saprà scegliere il posto giusto e il momento giusto: una sala d’attesa della stazione durante le vacanze estive, l’atrio di una banca un giorno di paga, una piazza gremita durante una manifestazione, lo spazio riservato ai bagagli in un mezzo di trasporto fragile come un treno in corsa.

Allo stesso modo le fake news saranno tanto più pericolose quanto più irresponsabili e ignoranti sono coloro che ne fanno uso. Messe in mano ai populisti, che di irresponsabilità e ignoranza sono maestri, tali armi si riveleranno dunque devastanti.

Le campagne elettorali, anche quando democratiche, si combattono a suon di colpi bassi, approfittando delle difficoltà dell’avversario, della cieca obbedienza delle proprie truppe ideologicamente ammaestrate e facendo molto affidamento sul disinteresse di tutti gli altri. Nessuno si stupisce, e le democrazie liberali e pluraliste hanno quasi sempre dimostrato di avere le spalle abbastanza robuste per sopportarlo.
Quando tuttavia nei punti essenziali dei processi democratici entrano le fake news, e quando ad usarle sono bombaroli spudorati, le cose cambiano; in peggio.

Prendiamo il caso della Brexit: un fenomeno molto complesso, talmente ingarbugliato che gli stessi britannici faticano a trovarne un senso e una soluzione. Sono state molte le cause che hanno portato a tale situazione, ma è innegabile, anche semplicemente da un punto di vista mediatico, il ruolo determinante giocato da personaggi come Nigel Farange.
E determinanti sono state le fake news e l’uso irresponsabilmente malevolo che ne hanno fatto questi cialtroni in cravatta.

Paradossale che la terra di Churchill, l’isola nella quale il grande statista usò la bellissima espressione “mai tanti hanno dovuto tanto a tanto pochi” per celebrare l’eroismo dei piloti della RAF protagonisti della battaglia d’Inghilterra nella seconda guerra mondiale, sia la stessa terra nella quale, quasi ottant’anni dopo, tanti abbiano messo così tanto nelle mani di pochi uomini tanto stupidi.

Le democrazie liberali avranno la capacità di superare anche questa? Chi lo sa, speriamo. Quel che sappiamo, a giudicare da quanto avvenuto negli ultimi anni, è che se anche ne usciranno, di sicuro non lo faranno del tutto indenni.

Anche perchè le fake news non sono il solo strumento nelle mani dei populisti; c’è anche altro nel loro arsenale. C’è per esempio il giustizialismo. Neanche in questo caso si parla di un’arma nuova: ben conosciamo infatti l’uso strumentale della giustizia come arma nelle dispute politiche, ma anche in questo caso dobbiamo aprire gli occhi sul fatto che coloro che oggi utilizzato questo espediente sono forse più pericolosi di prima. Come le fake news, il giustizialismo nelle mani dei populisti può fare più danni che in passato.

Se consideriamo poi l’uso coordinato dei due strumenti, è subito chiaro che di fronte allo scenario di degenerazione che si prospetta chi crede nella democrazia liberale non possa semplicemente stare a guardare.

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