Il modello vincente di sottosviluppo

I progetti finanziati coi fondi europei

C’è un possibile aspetto positivo nelle resistenze che alcuni Paesi del nord Europa stanno dimostrando nel dibattito in corso circa il piano europeo destinato ad affrontare la crisi economica causata dal coronavirus: si tratta di un confronto-scontro tra modelli che potrebbe avere degli esiti inaspettati.

Ho il timore che molti italiani si siano messi in testa di esportare a livello continentale il nostro mirabolante modello di sviluppo nazionale: quello di un Paese spezzato a metà, con aree che si arrangiano a vivere ed aree che si arrangiano a sopravvivere. Un modello che di fatto istituzionalizza la presenza di territori eternamente condannati ad un’esistenza nella povertà e negli svantaggi e giustifica una logica di “ciascuno per sè e si salvi chi può”.
A questo punto sarebbe forse addirittura più corretto chiamarlo modello di sottosviluppo.

L’idea che l’UE del futuro venga costruita su questo impianto è per noi italiani quasi naturale: è terrificante. Due realtà, un nord Europa e un sud Europa, che riflettono dinamiche e contrasti tipici di nord e sud Italia.
Per noi è naturale perchè è il sistema nel quale viviamo, nel quale siamo nati e cresciuti. Su questo punto ci comportiamo come i pesci di Foster Wallace: “e che cacchio è l’acqua?!”.

Potremmo addirittura prevedere l’istituzione di un commissario europeo per il sud, tribuno dei più sfortunati. Sarà allora un attimo passare da “il sud Italia soffre del successo del nord Italia” a “il sud Europa soffre del successo del nord Europa”.
A giudicare da quello che si legge sui giornali forse è una dinamica già in atto.

Di fronte a questa prospettiva tuttavia alcuni Paesi dell’Unione rispondono di no, rigettano questo modello. In un primo momento noi ci restiamo male: essere respinti non piace a nessuno, essere giudicati ancor meno.
Dopo questa delusione iniziale però potremmo anche fermarci un attimo, ragionare e… scoprire l’acqua. Forse quello che abbiamo sempre dato per scontato in realtà non lo è.
E i primi a guadagnarci saremmo proprio noi.

Forse non ci sono aree condannate all’eterno sottosviluppo, non ci sono generazioni condannate alla scelta tra povertà o emigrazione, non ci sono popoli condannati ad essere governati dagli Emiliano, la felicità non ride solo ed esclusivamente a chi vive sopra una certa latitudine, il ruolo di “vittime” non viene automaticamente e inesorabilmente cucito addosso alla nascita per poi rimanere attaccato tutta la vita ed essere trasmesso, come una tragica ed ineluttabile eredità, a chi verrà dopo.

C’è speranza anche per chi non se la passa bene o ha sofferto in passato: la speranza di imboccare la strada giusta, quella dello sviluppo, quella che passa dalla fiducia nel progresso, nell’istruzione, nella scienza, nella competenza, nel merito, nella vera eguaglianza, nella vera solidarietà.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: