I fatti e l’immagine dei fatti

Il moderno portachiavi “modello Italia” in omaggio alle prime cento punture

Il grande sforzo organizzativo che dovrà portare alla realizzazione della campagna di vaccinazioni contro il coronavirus, dopo i passaggi dedicati all’acquisto e allo stoccaggio del materiale, è arrivato oggi alla sua fase centrale: l’effettiva distribuzione del vaccino. Il primo passo di questa fase è stato, come sempre più spesso accade, un evento mediatico, una comunicazione. Sono stati presentati al pubblico i progetti delle strutture che serviranno da punti di somministrazione della preparazione: padiglioni prefabbricati che verranno installati nelle città italiane. E’ stato inoltre presentato il “logo” della campagna vaccinale – una primula stilizzata -, un po’ come avviene con i grandi eventi sportivi.

E’ una proposta ragionevole e, per quel poco che può valere il mio giudizio, ritengo Stefano Boeri, l’architetto che ha collaborato a questo aspetto del progetto, un professionista competente e di chiara integrità; tuttavia mi resta il dubbio che questo passaggio mediatico nasconda un pericoloso vuoto.

Con la decisione di non rendere obbligatoria la vaccinazione (decisione a mio giudizio comprensibile, nel merito della quale però non voglio entrare ora), ma con l’obiettivo di vaccinare comunque il più alto numero di persone, si comprende facilmente come la comunicazione diventi un tassello essenziale: è necessario convincere le persone a vaccinarsi, quindi bisogna far passare il giusto messaggio. Allo stesso tempo però si può capire come, di per sé, la comunicazione sia un elemento indispensabile ma non sufficiente: a questa deve infatti seguire molto altro. Per dirlo ancora meglio, il singolo aspetto della comunicazione non può che essere solo una parte di uno sforzo organizzativo complesso.

Arriviamo al punto: corriamo il rischio che alla campagna mediatica non segua un’adeguata applicazione del programma di vaccinazioni? La mia risposta è sì, purtroppo. Sì perchè non c’è da fidarsi; perchè i precedenti hanno inevitabilmente un peso quando si tratta di dare una valutazione.

La task force Colao è stata un evento mediatico al quale è seguito il nulla: eppure Colao, al pari di Boeri, è un professionista serio e degno di fiducia. Un po’ più complicato è invece inquadrare cosa sia stato l’evento mediatico conosciuto come “Stati Generali”, ma il risultato è in ogni caso lo stesso: comunicazione seguita dal nulla. Per quanto riguarda poi la faccenda “banchi con le rotelle”, stendo un velo pietoso, non me la sento neanche di commentare.

Dunque, chiediamoci: ci sono precedenti specifici che possono portarci a ritenere che la creazione di grandi eventi mediatici abbia il solo scopo di nascondere la pochezza organizzativa che in realtà vi è dietro i più roboanti annunci governativi? Tutti gli indizi ci dicono di sì.

Ultima cosa. La mia preoccupazione è corroborata da ulteriori elementi: l’irresponsabilità e la mancanza di conseguenze che si sono sistematicamente verificate in passato. Negli esempi sui quali mi sono soffermato, Piano Colao, Stati Generali e banchi con le rotelle, il gioco dello specchietto per le allodole non ha avuto alcuna conseguenza: non ha comportato alcuna responsabilità in capo ai politici, e ai burocrati, che lo hanno messo in atto. Perché oggi dovrebbe essere diverso? Il modo in cui il Paese non ha reagito è di fatto un incentivo all’azzardo morale di riprovarci, con la ragionevole sicurezza di farla franca anche questa volta. Se gli è concesso questo lusso, è abbastanza ingenuo ritenere che non lo sfrutteranno.

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