La crisi al buio nella lunga notte della politica italiana

Il governo italiano che lavora col favore delle tenebre

Mercoledì 13 gennaio, Matteo Renzi, segretario del partito Italia Viva, nel corso di un’attesa conferenza stampa convocata al culmine di settimane di agitazione politica, ha confermato la volontà di cessare l’appoggio che il suo partito ha garantito, per più di un anno, al governo di coalizione guidato da Giuseppe Conte; determinando così il venir meno per quest’ultimo della maggioranza parlamentare. Il passo indietro ha comportato le contestuali dimissioni dei membri di Italia Viva che in questo governo hanno ricoperto ruoli istituzionali: due ministri ed un sottosegretario. 

Renzi ha motivato la decisione lamentando la gestione sbagliata della pandemia da parte di Conte, il disaccordo sulla pianificazione e la gestione del Recovery Plan, il mancato ricorso al MES – che Renzi giudica necessario -, e la questione della delega ai servizi segreti che Conte ha – a giudizio di Renzi in modo irrituale – tenuto per sé invece di delegare ad una figura separata da quella del Presidente del Consiglio.

I mezzi d’informazione, sostanzialmente all’unanimità, hanno reagito glissando sulla parte relativa alle motivazioni esposte da Renzi, arrivando a sostenere tutti la stessa cosa: quello che c’è veramente dietro è lo spregiudicato, folle e a grandi tratti incomprensibile gioco politico di Renzi. Da qui in poi ciascun commentatore ha preso una propria strada: chi lo ha trovato un genio, chi un pazzo, chi semplicemente uno stronzo. Però la premessa è stata la stessa per tutti.

Questa è la cosa che mi ha colpito di più. Dico colpito, non stupito; e da questa cosa vorrei partire per osservare la situazione e cercare di farmi un’idea.

In tale unanime giudizio sulla natura pretestuosa e irrilevante dei quattro punti sollevati da Renzi, l’Italia intera ha sostanzialmente ammesso che di quei temi non importa niente a nessuno. Sì perchè se quello dice “Recovery Plan” e tutti intendono chiaramente “poltrone”; se quello dice “gestione della pandemia” e tutti intendono distintamente “voti”, vuol dire che “Recovery Plan” e “gestione della pandemia” sono solo suoni che ti entrano da un orecchio e ti escono dall’altro.

Questo è il punto di partenza perchè per districarsi in una situazione ingarbugliata è necessario tagliare il superfluo e concentrarsi sull’essenziale. E l’essenziale non è quell’indecoroso derby tra ultrà renziani ed ultrà antirenziani che è diventato il discorso pubblico italiano.

Ok: dunque osserviamo, tagliamo, dividiamo, selezioniamo e osserviamo di nuovo. 

Cos’è successo?
Il governo italiano, fino a mercoledì 13 gennaio 2021, è stato sostenuto da una maggioranza parlamentare formata da una coalizione eterogenea, politicamente innaturale, spesso incoerente e incompatibile, che, poco più di un anno prima, era subentrata, in modo rocambolesco, ad una maggioranza che ricalcava queste stesse identiche caratteristiche.

La figura che ha riunito tale moltitudine scomposta – così come quella che l’aveva preceduta – è stata il Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte.
Una parte di tale coalizione, ad un certo punto, ha deciso che l’azione politica del governo non rappresentava più la propria linea politica. L’unità di questa maggioranza sotto la figura unificatrice di Conte è dunque venuta meno.

Il punto non è Renzi. Il punto è il governo. 

Bene, questo è il primo passaggio, veniamo ora ai punti successivi. Che cos’è questo governo? Chi lo guida? Da chi è composto? Che direzione ha? Quali sono i suoi obiettivi?
Partiamo dal vertice: chi è il Presidente del Consiglio dei Ministri che, per ben due volte, ha raggruppato queste fragili maggioranze?

Chi è Giuseppe Conte?
Il 31 maggio 2018, Carlo Cottarelli è a Roma, esce dal Quirinale dopo aver fallito nel tentativo di formare un governo di coalizione. Qualche giorno prima, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, gli aveva infatti conferito il mandato per cercare – in qualità di figura super partes esterna alla politica – una maggioranza parlamentare; a due mesi dalle elezioni, infatti, questa non era ancora stata trovata dalle forze politiche.

Cottarelli, “salito al Colle” come Presidente del Consiglio incaricato, esce dal Quirinale come privato cittadino perchè, nel frattempo, è successa una cosa importantissima.
Due tra i peggiori politici che l’Italia abbia mai avuto, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, si sono inaspettatamente accordati su un nome alternativo a Cottarelli: la presenza di quest’ultimo infatti, e la conseguente possibilità che questo mettesse in piedi un governo di persone competenti, avevano spaventato a morte i due suddetti personaggi. Cosa prevedibile, dato che tra loro e la competenza vi è un’insuperabile incompatibilità ontologica.

Salvini e Di Maio – rispettivamente alla guida di Lega e Movimento 5 Stelle – dando vita ad una coalizione giudicata fino a quel momento improbabile dal punto di vista politico, ma abbastanza omogenea ed equilibrata dal punto di vista qualitativo, per la Presidenza del Consiglio si trovano d’accordo sul nome di uno sconosciuto sostenitore del Movimento 5 Stelle.

Ho fatto un giro abbastanza lungo, lo ammetto e mi scuso – succederà ancora, e di questo mi scuso in anticipo -, ma ci tengo a rispondere nel modo più preciso possibile alle domande che guidano questa riflessione. Dunque, chi è Giuseppe Conte?
Conte è uno sconosciuto sostenitore del Movimento 5 Stelle che due tra i peggiori politici che l’Italia abbia mai avuto, Salvini e Di Maio, hanno scelto come Presidente del Consiglio per la loro improbabile e nefasta coalizione politica.

Che governi ha guidato Conte?
Da giugno 2018 ad agosto 2019 Conte è il Presidente del Consiglio del peggior governo che la Repubblica Italiana abbia mai avuto. Uno dei governi più populisti del mondo occidentale: che somma, ai rigurgiti fascisti della Lega di Salvini, quell’assurdità in forma di movimento fasciomaoista che è il M5S.

La capacità di unire due cose pessime per venderle poi come una sola cosa eccellente, Conte la esprime in modo esemplare quando, nel settembre del 2018, a New York, intervenendo all’assemblea delle Nazioni Unite, dice che le due ideologie che rappresentano le fondamenta di Lega e M5S, rispettivamente sovranismo e populismo, sono in realtà nobili princìpi già contenuti nell’Articolo 1 della Costituzione italiana.
La somma di due orrori tuttavia non può essere una cosa bella, quindi l’esperimento non decolla e i due partiti iniziano a litigare.

Da agosto 2019 a gennaio 2021 Conte è, sorprendentemente, il Presidente del Consiglio di un nuovo governo, appoggiato da una maggioranza diversa, che rispetto al primo ha estromesso Salvini, ma ha mantenuto intatti gli elementi costitutivi di casualità, precarietà e incapacità.

A sostenere questo governo sono il M5S, il Partito Democratico, Liberi e Uguali e, in un secondo momento, Italia Viva. Quest’ultimo è il nuovo partito fondato – nel settembre 2019, dopo la formazione del governo – da quel Matteo Renzi di cui si parlava all’inizio: personaggio che un tempo era stato segretario del PD e addirittura Presidente del Consiglio. Soprattutto Renzi ha qui svolto, inaspettatamente, il ruolo di artefice del “ribaltone”: la sua apertura al sostegno del governo in sostituzione di Salvini è stata determinante per far partire quella strana concatenazione di eventi che ha portato alla svolta, coinvolgendo – o travolgendo – principalmente il PD, del quale lui, in quel momento, faceva ancora parte.

L’opinione pubblica è spaesata. Il governo senza Salvini è meglio? Qualunque cosa senza Salvini è meglio: questo diventa il principio alla base di ogni aspetto della politica italiana da quel momento in avanti.

Conte e la pandemia
Nel gennaio 2020 l’Italia guidata dal secondo governo Conte, che nel frattempo si è fatto via via più stabile grazie ad una crescente, anche se in un primo momento inaspettata, intesa tra M5S, PD e LeU – uniti sotto la bandiera di un populismo di sinistra, anticapitalista, terzomondista e statalista che, dando spazio addirittura a posizioni neo borboniche, ha raggiunto vette di distacco dalla realtà degne dell’illustre predecessore – si vede costretto a fronteggiare una pandemia che stravolge il mondo intero. Pandemia che ha origine in Cina e che, nel mondo occidentale, colpisce per prima, ed in modo più violento, proprio l’Italia.

Come potranno mai essere andate le cose?
Male. Saremmo tutti rimasti sbalorditi dal contrario.

Cosa fa il secondo governo Conte per contrastare la pandemia?
In grande difficoltà, impone uno dei lockdown più severi al mondo. La strada è strettissima: da una parte il rischio di precipitare nella crisi sanitaria, dall’altra il rischio di precipitare nella crisi economica. Tutti trattengono il fiato;

Conte inizia ad utilizzare degli atti amministrativi – quelli che diventeranno i famigerati DPCM (Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri) – per normare ogni cosa in sostituzione della legge: così facendo mette di fatto in lockdown funzionale il Parlamento, ma la cosa non interessa a nessuno;

L’accentramento di poteri realizzato da Conte ha come esempio più esplicito la comunicazione: il suo profilo Facebook personale diventa il canale di comunicazione ufficiale tra l’esecutivo e i cittadini (da qui in avanti follower) della Repubblica Italiana. Questo accentramento, che in altre circostanze avrebbe fatto urlare mezza Italia all’allarme democratico, viene invece giustificato dalla situazione di emergenza. Conte dice “questo governo non lavora col favore delle tenebre”, per difendersi dalle accuse mosse in quanto le sue decisioni vengono prese di notte: infatti, da quel momento in poi, tutti gli atti che limiteranno la libertà e la vita degli italiani verranno regolarmente presi nel cuore della notte. Tutti si mettono a ridere;

L’accentramento ha anche un’ulteriore conseguenza. La Costituzione prevede esplicitamente che responsabile per fronteggiare crisi sanitarie internazionali sia il Ministro della Salute. Come spesso accade i princìpi della Carta restano sulla carta, e la crisi viene gestita dalla Presidenza del Consiglio e dalla Protezione Civile – che in ogni caso dipende dalla Presidenza del Consiglio -, in concorrenza con le Regioni. Il risultato è la disorganizzazione totale: la confusione e lo scaricabarile delle responsabilità. I vari “governatori”, cioè i Presidenti dei Consigli Regionali, diventano figure centrali, e fanno a gara, tra di loro e con Conte, a chi è più popolare su social e tv. Tutti ridono;

La pandemia mette sotto estrema pressione i sistemi sanitari di molti Paesi del mondo; alcuni vengono travolti. Anche l’Italia soffre molto: durante il picco di contagi, avvenuto nei mesi di marzo e aprile – la “prima ondata” -, in alcune regioni, su tutte la Lombardia, gli ospedali hanno grandi difficoltà nel gestire i pazienti. L’elevato numero di malati di covid-19 (la malattia che sviluppano alcune persone contagiate dal SARS-CoV-2, il nome specifico del coronavirus causa della pandemia) satura reparti e terapie intensive, rendendo difficile prestare le cure necessarie non solo a loro, ma anche a tutti gli altri pazienti. Il numero di morti è molto alto.
Si inizia a parlare di lacune del Servizio Sanitario Nazionale, di mancanza di posti letto, di scarsità del numero di medici e di inadeguatezza del sistema di medicina territoriale e di base. Vengono avanzate accuse al sistema economico che ha favorito tagli indiscriminati alla spesa sanitaria; senza però menzionare che un servizio sanitario avanzato ed efficiente necessità, alla sua base, di un’economia avanzata ed efficiente in grado di sostenerlo. In Italia, mancando quest’ultima, il primo si trova gioco forza privo delle risorse necessarie.
Di conseguenza si fa sempre più insistente lo scontro sul MES (Meccanismo Europeo di Stabilità) sanitario: uno strumento finanziario creato dall’Unione Europea che ha lo scopo di prestare soldi a tassi vantaggiosi agli Stati Membri che ne hanno bisogno; senza che questi debbano ricorrere alla ricerca di tali risorse sul mercato, aggravando il peso del proprio debito pubblico.
L’Italia potrebbe ottenere 36 miliardi di euro da questa soluzione. Ne avrebbe bisogno. Ma il MES è un tabù per il M5S, che lo demonizza quale esempio della forza economica avida e ricattatrice dell’Unione Europea, dipingendolo sostanzialmente come una trappola da usurai.
Il governo sacrifica il MES all’altare dei cinque stelle: meglio morti. E tutti ridono di una risata amara;

Poi Conte inventa task force per gestire il terremoto economico causato dal lockdown: il progetto finisce nel nulla e tutti si mettono a ridere;

Nomina un “commissario straordinario”, Domenico Arcuri, che gestisce qualunque cosa succeda in Italia – dall’acquisto dei materiali sanitari, all’acciaieria dell’Ilva! – in modo quasi sempre raffazzonato e impreciso: molti di questi progetti sono inadeguati o finiscono nel nulla, e tutti si mettono a ridere;

Inventa gli “assistenti civici”: persone con la pettorina che devono andare in giro a dire ai cittadini italiani di mettere la mascherina, non sputare e non infilarsi le dita nel naso. Il progetto finisce nel nulla e tutti si mettono a ridere;

A primavera inoltrata, in un momento in cui i contagi sono calati grazie al severo lockdown, si svolge un referendum sul taglio del numero dei parlamentari voluto dal M5S e ispirato dalla sua ideologia contraria alla democrazia rappresentativa. Gli italiani votano per “tagliare” il numero dei propri rappresentanti, convinti ormai che cose come politica, parlamento e istituzioni siano inutili pesi del passato. Anche la parte del Paese che aveva lottato con determinazione per impedire qualunque modifica della “Costituzione più bella del mondo”, decide che la pagina Facebook di Conte basta e avanza;

In estate le preoccupazioni legate alla crisi economica non si attenuano, al contrario sono sempre più gravi. Conte decide – così dimostrando, delle due: o di ignorare la storia, o di non essere affatto superstizioso – di convocare gli “Stati Generali”: nessuno capisce cosa siano, tutto si risolve in nulla, tutti ridono;

La scuola è uno dei grandi fronti dell’emergenza: il lockdown ha impedito a milioni di studenti di frequentare le lezioni. Si “sperimenta” (come se fossimo nel 1999) la didattica on-line a distanza, che in Italia assume, come ogni cosa, tratti tragicomici: tra insegnanti eroici, e insegnanti un po’ meno eroici, si cerca di sopravvivere. Ad un certo punto tutte le speranze sulla scuola vengono riposte nell’acquisto di banchi con le rotelle. Banchi con le rotelle. Per due mesi si parla solo di costi, utilità e produzione di banchi con le rotelle. A settembre, alla riapertura delle scuole, i problemi sono inalterati e si ripropongono tali e quali all’anno scolastico precedente. L’epopea estiva dei banchi con le rotelle viene dimenticata, e tutti ridono;

La crisi economica è sempre più pericolosa e, con l’autunno, le cose peggiorano per l’arrivo della “seconda ondata” di contagi che coglie di sorpresa il governo;

L’Unione Europea è costretta, fin dall’inizio della crisi, a muoversi per salvare il continente dal disastro sanitario ed economico. La decisione è quella di aiutare direttamente gli Stati Membri più in difficoltà: si sceglie di erogare ingenti aiuti economici, anche attraverso una formula innovativa di debito comune europeo. Non potendo però utilizzare i dati relativi all’impatto causato dalla pandemia quale criterio per la distribuzione degli aiuti tra i vari Paesi – per il semplice fatto che, nel mezzo della pandemia, è impossibile tirare le somme, dunque quei dati ancora non ci sono – si decide allora di scattare un’istantanea della situazione delle economie degli Stati Membri prima della pandemia: la situazione fino al 2019. I Paesi che, al 2019, risultavano essere i più in difficoltà dal punto di vista economico e sociale, riceveranno ora maggiori aiuti. L’Italia vince la gara a mani basse: risultiamo il Paese più in difficoltà sui 27 membri, già prima della terribile crisi causata dalla pandemia. La notizia viene accolta dagli italiani con una gioia e una soddisfazione che non si vedevano dalla vittoria dei mondiali di calcio nel luglio del 2006: ovviamente tutti ridono, questa volta di sincera felicità;

Tra fondi europei e fondi recuperati con un maggior indebitamento pubblico (che nel 2021, in base alle stime, raggiungerà la cifra record del 158% del PIL, rendendoci sostanzialmente non più indipendenti dal punto di vista finanziario), il governo ha a disposizione molte risorse. Queste dovrebbero essere utilizzate per il rilancio economico (il recupero della stabilità e dell’indipendenza), ma la maggior parte viene invece utilizzata per indennizzi – i famosi “ristori” -, a compensazione dei mancati guadagni patiti dagli operatori economici che hanno dovuto rallentare, sospendere o addirittura cessare le proprie attività a causa dei vari lockdown.
Il problema maggiore sull’utilizzo delle risorse è posto però dai fondi europei: questi sono vincolati, cioè devono essere impiegati in modo razionale, sulla base di tempi e obiettivi precisi, e non devono essere sprecati. La cosa mette la politica italiana nel sacco: nessuno sa come si faccia una cosa del genere. Si scatena una corsa all’accaparramento delle risorse – l’“assalto alla diligenza” che si legge sui giornali -, regolato dai princìpi di sempre: il governo è convinto di poter comprare consenso politico, le tante corporazioni sono lì pronte a farsi comprare, con l’unico obiettivo di avere un euro in più del rivale. Nell’Italia degli ottomila comuni, non ce n’è uno che non sottolinei come il proprio territorio comunale sia stato, nel 1527, teatro della calata dei Lanzichenecchi, con conseguente danneggiando di orti e staccionate: dunque i soldi dei lavoratori tedeschi non possono che spettare loro di diritto.
L’idea di una pesante presenza dello Stato nell’economia viene venduta come soluzione ad ogni guaio, ma soprattutto come giusta – anche se tardiva – rivincita delle vecchie ideologie sulla modernità. Sulle macerie, tutti ridono soddisfatti;

A fine dicembre 2020 il governo deve affrontare l’enorme sforzo organizzativo per la distribuzione del provvidenziale vaccino contro il coronavirus. Ad occuparsi di tutto – per la gioia del coronavirus – è quell’onnipresente Arcuri di cui si parlava prima. Per prima cosa viene presentato il logo della campagna di vaccinazione, una primula stilizzata; per tutto il resto invece si vedrà poi. Tutti ridono, e la cosa finisce lì. Poi però le dosi di vaccino arrivano sul serio, e lì sono guai. Non si sa come organizzarsi, e la confusione governo-regioni è sempre paralizzante. Arrivano notizie sulle vaccinazioni da Usa, Uk, Israele, ma soprattutto Germania: il governo italiano è costretto a darsi una mossa anche perchè, a differenza di quei Paesi, l’Italia ha un numero di vittime molto più alto in rapporto alla popolazione, ed è dunque uno dei Paesi più interessati a fare le cose velocemente;

Per favorire una campagna di vaccinazioni a tappeto si discute della possibilità di renderle obbligatorie. Il dibattito è fomentato da continue indiscrezioni che raccontano di personale medico e sanitario che rifiuta di vaccinarsi. Nello stesso momento in cui giuristi e commentatori dibattono di obbligo vaccinale, il Ministro della Giustizia è Alfonso Bonafede, un avvocato del M5S che, nella lettera di presentazione indirizzata tempo addietro ai fondatori del movimento, Grillo e Casaleggio, si descrisse orgogliosamente come avvocato novax, schierato nella battaglia per dimostrare il collegamento tra vaccini e autismo. Nessuno lo trova rilevante, e tutti si mettono a ridere.

Bene, come direbbe Forrest Gump: e questo è tutto quello che so sull’argomento.

E’ una sintesi di quello che sono riuscito a mettere insieme: come si può capire è in gran parte la descrizione di quell’anno incredibile che è stato il 2020. Ma, allo stesso tempo, abbozza quell’improbabile percorso a ostacoli che è stato il cammino del governo italiano negli ultimi tre anni: dalla sua genesi a questa ultima crisi.

Come ho sostenuto all’inizio, in questa storia il nome di Matteo Renzi c’è, ma è presente in modo marginale: insomma non è lui il protagonista (mi sembra che quel popolo che ride, e ride, e ride, abbia avuto un ruolo molto più incisivo). Immagino che questa cosa non piaccia soprattutto a lui. Del resto molte voci sono più che certe che per dare una spiegazione alla storia della crisi di governo del gennaio del 2021 sia sufficiente porsi una sola domanda: c’è un certo politico toscano di nome Matteo alla disperata ricerca di visibilità?
Io, francamente, non credo che questa domanda possa aiutarmi a capire. Le domande che, a mio giudizio, possono essere utili ad inquadrare la situazione sono state fin qui altre, e non credo siano finite.
Forza allora, andiamo avanti con l’indagine.

A chi conviene la prosecuzione del governo Conte?
A Conte;

Al Movimento 5 Stelle, che dopo l’exploit alle elezioni politiche del 2018 – nelle quali risultò essere il partito più votato in Italia – sta affrontando quella che sembra una veloce e inevitabile marcia verso la disgregazione. Conte è, di fatto, un esponente del Movimento;

A Liberi e Uguali, il partito nato da una delle innumerevoli scissioni nella sinistra italiana, ora gruppo parlamentare. Con Conte, può ottenere tre cose: restare al governo nonostante il limitato peso politico; marcare le distanze con Renzi e le proposte della sinistra riformista; dare impulso, da posizioni di governo, a politiche di sinistra massimalista;

Al Partito Democratico, che può utilizzare Conte in una doppia funzione: argine contro la destra di Salvini, e argine contro il centrosinistra non populista. In quest’ultimo frangente l’appoggio a Conte è fondamentale per consolidare l’attuale classe dirigente: da Boccia a Provenzano, da Franceschini a Bettini, passando per Zingaretti;

Ai “ costruttori responsabili”, così vengono definiti i Senatori “indipendenti” che potrebbero dare il loro appoggio a Conte, sostituendosi ai Senatori di Italia Viva. Perché lo dovrebbero fare? Posso immaginare offerte vantaggiose avanzate da Conte.

Che politiche potrà mettere in atto un eventuale terzo governo Conte?
Lo si deduce dalla risposta precedente, e lo abbiamo già visto in buona parte del secondo governo Conte. M5S, PD e LeU si sono trovati insieme per caso, ma sono riusciti a trovare dei punti di contatto molto più stretti di quanto loro stessi siano disposti ad ammettere.

Il M5S è un contenitore nel quale è entrato davvero di tutto: dall’estrema destra, all’estrema sinistra. I suoi ideali giacobini vengono declinati in molti modi diversi, senza pudore: dall’abolizione della democrazia rappresentativa, al centralismo democratico saldamente concentrato nelle mani di una S.r.l. milanese di proprietà di Davide Casaleggio; dalla lotta contro il capitalismo – gli imprenditori sono tutti dei “prenditori” -, alla lotta sotterranea in favore della multinazionale del tabacco Philip Morris.

Il M5S si presenta dunque sotto molteplici forme: una di queste è un populismo di sinistra che mescola comunismo, sciamanesimo, e un sacco di altre cose. Qui il contatto con PD e LeU è reale; profondo perchè radicato in un passato in parte comune. Un terzo governo Conte completerebbe dunque il cammino verso la meridionalizzazione del Paese: dalla lotta contro il capitalismo, si passerebbe direttamente alla lotta contro la rivoluzione industriale. A ridere soddisfatto qui sarebbe soprattutto Pio IX.

Ma un eventuale mondo senza Conte è possibile?
Sono un sognatore, mi piace pensare di sì. Se Renzi dovesse confermare il suo passo indietro, e Conte non riuscisse a trovare un appoggio alternativo in Senato, il Presidente della Repubblica sarà costretto a chiedere alle forze politiche di individuare un’altra figura per guidare una maggioranza parlamentare. A quel punto si discuterà.

Tuttavia, mi rendo conto che, dalle stesse risposte che mi sono fin qui dato, emergono problemi seri. L’attuale assetto politico bipolare, che vede su fronti opposti il populismo di destra di matrice sovranista, rappresentato da Salvini, ed il populismo di sinistra di matrice postcomunista, oggi rappresentato da M5S, PD e LeU, è solo un sottoprodotto delle elezioni del 2018? Oppure è uno sviluppo connaturato al nostro tessuto politico e sociale arretrato?
Questa strana creatura “giallorossa”, come viene definito dai giornalisti il governo M5S, PD, LeU, (e, fino al 13 gennaio, IV), è davvero un mostro nato per caso, col solo scopo di estromettere Salvini?

Ah, già, ma in tutto questo Salvini dov’è?
Nel suo abisso di ignoranza.

Ok, ma è fuori dai giochi?
Il secondo governo Conte è la dimostrazione che in questo parlamento è possibile formare una maggioranza senza Salvini.
Qui però mi infilo in un strada che non mi porta avanti ma indietro, perchè questa domanda mi rimanda ad una già fatta in precedenza: questa maggioranza nella forma di conventio ad excludendum ai danni di Salvini è stata possibile solo per la presenza di Conte?

Dunque perché Conte è in apparenza insostituibile?
Perché Conte è un uomo trasversale, o meglio circolare: abbraccia cioè il più ampio spettro di possibili posizioni, anche a costo di andare prepotentemente oltre la logica.
Conte ha fatto sua una dinamica che, a mio avviso, era già presente nel Partito Democratico fin dalla sua creazione: condizione interna indispensabile per un partito che, dal primo momento, ha dovuto affrontare la sfida, difficilissima, di conciliare posizioni incompatibili – nel caso specifico posizioni marxiste e postcomuniste, posizioni socialdemocratiche, posizioni riformiste della sinistra più liberale.

Conte utilizza infatti quel “ma anche” reso famoso dal primo segretario del PD, Veltroni – e forse ancor di più dal comico Crozza che prendeva in giro Veltroni -, ma lo fa in un modo sfacciatamente spregiudicato. Per qualsiasi tema politico l’approccio di Conte è “sì, ma anche no”. Di più, Conte porta questa dinamica alle estreme conseguenze, non limitandosi a passare da un estremo all’altro in modo trasversale, ma sforzandosi di cingere tutto il campo delle possibilità, in modo avvolgente e circolare.

Giornalista selezionato da Casalino: “Presidente Conte, può dirci la sua posizione su [qualunque argomento politico]?"

Conte: “Volentieri, io penso che assolutamente sì, sì, forse sì, forse, forse no, no, assolutamente no"

Giornalista selezionato da Casalino: “Grazie Presidente, è stato straordinariamente chiaro"

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